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Dott.ssa Marinella Linardos
 

È estremamente difficile raccontare, come fa questo libro di Michela Grimaldi, una storia di violenza assistita intra-familiare in maniera così chiara, semplice e affettivamente coinvolgente.
La violenza, spiegata dal punto di vista di un bambino, è raccontata in modo essenziale attraverso l’impatto delle emozioni che essa provoca (la paura innanzitutto) così come, in modo asciutto e senza compiacimenti, è descritto l’incontro con gli adulti del mondo della scuola che comprendono, con estremo tatto, il dramma del piccolo protagonista.

Nel descrivere l’ascolto come capacità di lasciare spazio senza intervenire, senza giudicare, senza spavento e senza spaventare, il libro arriva a spiegare quale sia il valore terapeutico dell’ascolto meglio di tanti manuali di psicologia.
Si tratta dell’operazione semplice ma, allo stesso tempo, sofisticatissima di far sentire l’altro visto, creduto perché intimamente ascoltato e rispettato, anche quando il bambino, per proteggere le sue figure di accudimento, può solo accennare, ritrarre o rimanere in silenzio.


Il libro tocca delicatamente la tematica della colpa come paradossale “via d’uscita” con cui il bambino può dare un senso a ciò che senso non ha. Prendendo la colpa su di sé si difende così dal drammatico crollo dell’ideale genitoriale, coloro che guidano (o dovrebbero) guidare il bambino nell’avventura del mondo, il Re e la Regina che regnano indisturbati nell’inconscio infantile.
Per la psiche del bambino, è forse questo il livello più insidiosamente traumatico, il crollo della speranza che, più tardi, potrà estendersi agli altri arrivando a far credere al bambino che non ci sia nessuno di cui fidarsi nel mondo là fuori.
La paura per la propria incolumità e quella dei cari è, in tal senso, solo ciò che con più facilità è visibile in superficie.

In questo scenario di assoluta solitudine (“solo io posso pensare a me”), arriva al mondo un fratello e questo passaggio è il punto di svolta del racconto.

Ora, il nostro “passerotto”, come molto delicatamente lo rappresenta attraverso i disegni l’illustratore Sergio Trama, non può più permettersi di pensare che sia tutto “normale”. 
Adesso si tratta di proteggere qualcun altro, finalmente percepito come fragile e indifeso, laddove il fratello maggiore era troppo assorbito dal ruolo improprio e forzato di terapeuta familiare e non poteva dunque chiedere aiuto. 
Tutto il libro è un richiamo alla capacità di chiedere aiuto anche quando tutto sembra inutile e la fiducia nel mondo è fortemente intaccata.
NON DA SOLO” è un libro sulla riparazione e sulla speranza che, anche quando una famiglia si presenta come profondamente violenta e disfunzionale, sia sempre possibile trovare un riparo, per i figli e per i genitori stessi.

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